Disavventure in viaggio… ma tutte in un giorno solo!

La spensieratezza è una caratteristica basilare per iniziare una vacanza. Durante la fase previaggio una cosa potrebbe farci temere più di ogni altra: perdere l’opportunità di partire. Per scongiurare questa eventualità, ognuno di noi affida il proprio sogno nelle mani del destino, con la speranza che gli imprevisti rimangano lontani da noi migliaia di anni luce.
Durante il mio ultimo viaggio abbiamo sommato tanti di quei contrattempi come mai finora. Piccoli intoppi hanno insidiato la nostra serenità quel tanto da farci credere di non arrivare mai alla meta, tutto in una manciata d’ore, tutto nella prima parte della giornata. Meno male che poi è finita! Ora vi dico…
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Nel bel mezzo della notte.
Un viaggio a Madrid da fare in aprile, lo stavamo aspettando da Natale. Il volo parte poco dopo l’alba, non è proprio il massimo per chi abita a un centinaio di chilometri dall’aeroporto ma non ci spaventiamo per così poco. Prevedendo la nostra marcia tranquilla, l’arrivo al parcheggio, il trasporto in navetta, aggiungendo i nostri larghi anticipi, decidiamo di partire alle 03,30 di mattina. E’ una levataccia ma il nostro motto è: meglio in anticipo che in ritardo. Dunque alle 03,25 siamo pronti per caricare le valige nel bagagliaio dell’auto quando… Piero, temendo il freddo, aveva messo sotto alla giacca una felpa piuttosto pesante e quella mattina non faceva poi tanto freddo. Bene, non c’è problema, mettiamo la felpa in valigia. Ho l’abitudine di chiudere i trolley con dei lucchetti, i piccoli bagagli salgono con noi in cabina, ma se all’ultimo minuto vengono messi in stiva mi sento più tranquilla. Piero cerca la chiave nel taschino che gli avevo indicato pochi minuti prima, la chiave non c’è: panico. La ricerca si estende ad ogni stanza, comincio ad avere caldo anch’io. A un certo punto Piero, che fino a quel momento aveva mantenuto la calma senza mai dire una parola sparisce, “Ecco” penso “non mi aiuta nemmeno a trovarla”. Presa dall’ansia, gli urlo qualcosa e lui, dopo qualche secondo, riappare con un seghetto in mano dicendo “faccio in un attimo”. Nemmeno MacGyver in persona avrebbe sfoderato tanta sicurezza, oh mio eroe! In un’attimo il lucchetto salta, questo mi fa capire una cosa: bel sistema di sicurezza che ho scelto!
Non ce la faremo mai!
Valige in auto (una senza lucchetto) e si parte. Pochi minuti di ritardo sulla tabella di marcia. Arrivati all’aeroporto apriamo le porte e una fila interminabile, mai vista prima, arriva fino al punto d’imbarco. Ci meravigliamo, ma dove va tutta questa gente alle cinque e mezza di mattina? Ce la faremo ad arrivare in tempo? Meno male che mettiamo sempre in conto anche gli imprevisti quando stabiliamo l’orario di partenza. Ci mettiamo in coda con i nostri documenti in mano e piano piano arriviamo ai tornelli di controllo. Per fare prima avevamo cominciato ad ammucchiare tutto quello che poteva essere rilevato dal metal detector. Mentre prendiamo i vassoi per appoggiare i nostri oggetti un controllore richiede i nostri documenti d’imbarco, eccoli. Li guarda e ci dice che non sono in regola “Questa è solo la prenotazione, dovete andare al ceck-in per farvi dare i documenti d’imbarco” Non ci credo, mai avuto prima un contrattempo di questo tipo, siamo così attenti. Aiuto! Non ce la faremo mai a ritornare, la fila nel frattempo non era diminuita affatto. Il panico mi aveva di nuovo invasa. Il funzionario preso a pietà ci indica una porta secondaria da usare una volta sbrigata la pratica evitando di rifare la fila. Con tutte le nostre cose in mano corriamo allo sportello del ceck-in, c’è fila anche lì. Non so come, riusciamo ad avere quei maledetti biglietti e via, altra corsa. Io davanti, Piero dietro che mi urla ” Tizi vai piano, mi stanno cadendo i pantaloni” aveva tolto anche le bretelle. Alla fine poi ce l’abbiamo fatta, ci siamo imbarcati. Ora, quando la raccontiamo, ci sbellichiamo dalle risate ma quella mattina eravamo piuttosto allarmati. E’ stata una bella lezione, non avevamo mai usato questo sito web di prenotazione, erroneamente pensavamo che il biglietto fosse tutto lì, non fate come noi, prima di partire accertatevi sempre che i documenti di viaggio siano in regola.
Il volo per fortuna fila liscio e dopo tutto quel parapiglia finalmente posso anche gustarmi la colazione a bordo con un buon biscotto e un buon caffè macchiato. E’ da poco sorta l’alba e il cielo è uno spettacolo. Madrid arriviamo.
Pure questa ci voleva.
Ehi, non è mica finita qui. Atterriamo al terminal 1 Barajas e facciamo un bel giro all’interno dell’aeroporto prima di trovare la stazione della metro. All’ingresso c’è un’ufficio dove chiediamo informazioni e richiediamo il nostro Abono Turistico. La stazione è molto bella e funzionale, anche i treni sono comodi, puliti, è tutto nuovo e tutto è di facile comprensione. Ormai il movimentato inizio di quella giornata ce lo lasciamo alle spalle e pensiamo solo di andare alla scoperta di Madrid. La corsa in metro termina, siamo arrivati alla nostra destinazione. E’ presto ma telefoniamo ugualmente al nostro contatto per dire che siamo in zona, dall’altra parte non risponde nessuno, forse è troppo presto. Sono passate alcune ore dalla colazione io mangerei qualcosa, entriamo in un locale nelle vicinanze, un bar che è anche tavola calda. Una buona fetta di pane tostato con pomodoro fresco è l’ideale per uno spuntino come aperitivo. Il locale non è per turisti, mi piace! I clienti entrano a chiacchierare con la titolare, una signora gentile e molto simpatica. Ci fermiamo più del “voluto” perché nel frattempo l’agenzia immobiliare non risponde, inutile negare che qualche dubbio comincia a farsi strada. Dopo il mio spuntino Piero mi imita ordinando la stessa cosa, io mi alzo e… mi fermo qui. Se volete sapere cosa è accaduto in quel locale seguitemi, a breve pubblicherò un post nella nuova sezione – Le gaffe in viaggio – questa storiella entra di diritto nella rubrica.
Pronto? C’è nessuno?
Usciamo sani e salvi dal locale (!) e ci rechiamo all’appuntamento. Dovevamo incontrare il nostro contatto in un punto preciso della via, da lì qualcuno ci avrebbe portato all’appartamento. Noi ci siamo ma al telefono non si sente ancora nessuno, avrò sbagliato a scriverlo? Facciamo un’altro controllo, il numero è giusto, ora che si fa. Nel frattempo si è messo pure a piovere. Ci mettiamo al riparo dall’improvviso acquazzone entrando nel portone di un palazzo, la porta era sempre aperta e c’era un tale via vai di gente che nessuno avrebbe fatto caso a due poveri tapini con bagaglio appresso. Aspettiamo, telefoniamo e teniamo d’occhio la strada, nulla di nuovo, siamo quasi pronti a trovare un’alternativa. Poi all’improvviso, dalle scale di quel palazzo, scendono tre ragazze, tre turiste come noi e, in inglese, ci domandano se stiamo aspettando l’appartamento, noi basiti rispondiamo di si. Ci indicano che dobbiamo salire al terzo piano di quel palazzo. Il portero seduto all’interno del suo sgabuzzino a vetri ci lancia un’occhiata distratta: un piatto quasi vuoto alla sua sinistra e le mani occupate a reggere un quotidiano. Sembra la scena assurda di un film di Almodovar. Un po’ timorosi arriviamo al piano. All’interno di un micro appartamento, senza nessuna targa sulla porta, in mezzo a pile di asciugamani, rotoli di carta igienica, pacchi anonimi e un bambino sopra a un divanetto, c’è una ragazza seduta alla scrivania: il nostro contatto ha finalmente preso sembianze umane.
L’ultima chicca.
Dopo le nostre lamentele riguardo all’accoglienza (la ragazza ci dice che il telefono funziona  benissimo, è vero, qui funziona: alquanto bizzarro) veniamo accompagnati all’appartamento destinato situato in prossimità dell’agenzia. Molto velocemente illustra quelle tre cose che chiediamo e se ne va in fretta. Chiudiamo la porta alle sue spalle e tiriamo un sospiro: ce l’abbiamo fatta! Riposte le nostre cose decidiamo di uscire, dobbiamo trovare un minimarket per le piccole spese. Al momento di chiudere la porta… la chiave gira a vuoto, non chiude. Nooo di nuovo, non è ancora finita. Riproviamo parecchie volte ma nulla da fare. Non resta che chiamare l’agenzia. Al telefono un ragazzo ci dice che la clave non tiene ningun problema (la tecnologia ha fatto passi da gigante, si riesce a diagnosticare un guasto a distanza). Piero risponde che se non è la chiave ad avere problemi sarà la puerta ad averne. Dopo dieci minuti arriva il ragazzo. Diagnosi: la chiave gira a vuoto. Cura: sostituzione della chiave. Nei giorni a venire quella porta non è stata la sola ad avere problemi, tutte le tre chiavi d’accesso hanno provocato ansia ad ogni nostro rientro. Ogni volta dovevo trovare la posizione giusta per far scattare il meccanismo, cavoli, nemmeno fossimo Eva Kant e Diabolik.
Il soggiorno a Madrid è stato breve ma intenso, la città ci ha catturati con le sue bellezze, ricordare le disavventure del primo giorno è diventato un modo per farci quattro risate.
Come dite? Il viaggio di ritorno com’è andato? A parte il vicino di posto leggermente arrogante è andato tutto bene. Come direbbe Totò: quisquilie.
Presi singolarmente ognuno di questi impicci non sarebbero degni di nota ma tutti insieme, in un unica giornata, predispongono all’acquisto di un amuleto. A voi è mai capitato qualcosa di simile? Vi va di raccontarci? Voi scrivete la vostra storiella e io allego una vignetta. Il nostro divertente album vi aspetta. Avete mai letto le storielle dei nostri gaffeur? Leggete qui Le gaffe in viaggio
 

Notizie utili
Sito: Aeroporto Barajas di Madrid

Per chi arriva al terminal 1 dell’aeroporto Barajas di Madrid, l’ingresso della metro più vicino si trova al terminal 2. All’ingresso della stazione c’è un ufficio dove rilasciano gli Abono Turistico per quanti giorni volete. I biglietti singoli invece li troverete al piano più sotto una volta scesa la scala.
Il sito: metromadrid


 

18 pensieri su “Disavventure in viaggio… ma tutte in un giorno solo!

  1. Pingback: Gran Via, una vena che pulsa. | Partosoloconte

  2. Pingback: Datemi un martello! | Parto solo con te

  3. ahahahahahahah … tiziana mi fai morir dal ridere!!!! Più che altro perchè in ogni scena mi sono rivista alla prese con la stessa situazione e in alcuni casi con samir piccolino al seguito. Però per fortuna a me sono capitate in viaggi diversi (il rischio di perdere l'aereo in Turchia, il documento non valido in Marocco, l'appartamento topaia in Grecia – cambiato in pieno agosto, non ti dico la trafila per trovarne uno libero!, il rischio di rimanere senza alloggio perchè il contatto non rispondeva per ore in Puglia) e non tutte in un'unica giornta, ma come dici tu poi sono le cose più divertenti che si ricordano del viaggio …
    ora però non vedo l'ora di vedere la vignetta che ciò che ci hai solo accennato: malefica che sei!!!! ma si possono tenere così sul filo del rasoio le tue amiche blogger??? 🙂

  4. Tiziana, mi hai fatto morire dal ridere!! Uddio, a viverle di persona di certo ci sarebbe poco da ridere… ma raccontate cosi… ancora rido tra me e me. Bellissimissimo post!!!!! E mitico Piero senza le bretelle!!!

    PS il contatto dell'appartamento poi è una definizione troppo bella… mi sono immaginata voi due, agenti segreti in missione speciale. Tipo Nikita… Baci baci baci

  5. Mamma mia Tiziana, anch'io mi sarei agitata come te con tutti questi problemi. A me è successo che a dicembre scorso eravamo in coda pronti per l'imbarco(sai che ci si prepara prima nei voli lowcost) ed io, che sono sempre tanto precisa e che tengo tutto il necessario in mano in anticipo, ad un certo punto non ho trovato più le nostre carte d'identità. Ho cominciato a sudare freddo, ho rivoltato la borsa due o tre volte ed alla fine, per fortuna, le ho trovate in un porta documenti all'interno della borsa.
    Buona notte!!!

  6. No, a me non è mai capitato nulla di particolare. Ai miei figli, quando erano ragazzini e avevano cominciato a viaggiare da soli, è capitato di tutto, a cominciare dal farsi rubare il portafoglio con soldi e documenti e io dovevo correre a tirarli fuori dai pasticci. Ho due figli, si alternavano, un anno una. un anno l'altro.

  7. Uh, che paura! Io grazie a te ho ripensato alle mie disavventure… una volta rischiavamo di non partire perché la mia carta di identità era scaduta, ma il poliziotto si è commosso perché sono scoppiata in lacrime. Al ritorno grazie all'autista ubriaco della navetta di Eurodisney abbiamo perso l'aereo e abbiamo trascorso una bellssima notte all'Ibis Hotel di Charles de Gaulle dopo aver prestato i soldi per il pernottamento a una famiglia rimasta anche lei “a piedi”!!!

  8. bè disguidi del genere quando hai bimbi dietro è terribile…ma al pensiero della vacanza si supera tutto…cercando di chiudere gli occhi su questi imprevisti… e x fortuna eravate in 2….

  9. Anch'io preferisco arrivare all'aeroporto con largo anticipo. tanto sono così ansiosa di partire che a casa mi sentirei friggere. Una volta ho sbagliato completamente orario e ho seriamente rischiato di perdere l'aereo da Tokyo a Milano! Mai successo prima, io in genere sono molto precisa…una corsa a perdifiato, il tempo di sedermi e l'aereo è partito. Quando lo racconto rido, ma in quel momento stavo morendo di paura!

  10. Secondo me anche i piccoli contrattempi alla fine poi vengono ricordati come parte integrante del viaggio, ovviamente quando tutto va a buon fine, e comunque non mi perderei mai un viaggio per questo 😉

  11. Queste sono le cose che fanno sì che mio marito odi viaggiare: levatacce, code, disguidi, ecc. E comunque: vacanze brevi solo in albergo. Risultato: non viaggiamo quasi mai, purtroppo.

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