Martina Franca, barocco ma non troppo.

Abbiamo imparato che le città dell’altopiano delle Murge pugliesi vanno guardate dal basso verso l’alto perché le vie sono strette e se non vuoi perderti quei piccoli dettagli che caratterizzano la città, devi alzare lo sguardo, Martina Franca non fa eccezione. Il disegno urbano del centro storico è formato da un intricato reticolo di stradine che si intrecciano, si incrociano, svoltano a gomito per poi all’improvviso sbucare in graziose piazzette, tutte diverse tra loro e di differenti dimensioni, ne ricordo molte. Perdersi e ritrovarsi è ormai diventata una piacevole consuetudine.

La scelta di visitare Martina Franca nell’ultimo giorno prima di lasciare la regione è voluta, poi ne parlerò. La città non è piccola, considerando i suoi quasi 50.000 abitanti, lo si percepisce anche vedendo il vivace fervore di attività che sono presenti intorno al centro storico e dal flusso continuo del traffico di mezzi. Non è facile trovare parcheggio ma una volta trovato un posticino libero disponibile ci rifugiamo nel centro storico entrando da un portale ad arco che si affaccia su via Pergolesi.

Si nota subito che Martina Franca è una città importante dai suoi palazzi eleganti, dalle chiese, dalle piazze. Percorrendo via Giuseppe Garibaldi si arriva in Piazza Maria Immacolata, uno spazio semicircolare che fa bella mostra di sé sfoggiando un porticato sorretto da archi. L’ambiente è molto gradevole, rilassato, luminoso, fa venire la voglia di prendere un caffè seduti al tavolo di un bar per godersi una pausa nella bella giornata di sole. La cromia martinese non è dettata da un unico colore, qui il bianco, a tratti, lascia spazio anche al colore rosato o color terra tipico della pietra naturale locale e crea una piacevole e delicata visione d’insieme. In tutto il centro storico si viene attratti da molti particolari, cammini e non c’è una porta o portone d’ingresso, un balcone che non meriti uno sguardo, ogni abitazione è personalizzata da elementi architettonici davvero belli.

A pochi metri di distanza si incontra un’altra piazza.

Piazza Plebiscito è un luogo significativo per i martinesi perché è il cuore spirituale cittadino che ospita la chiesa Matrice, la Basilica di San Martino, che insieme a Santa Comasia, è il santo patrono (casualmente San Martino è anche il santo patrono del paese dove abito) il quale viene festeggiato l’11 di novembre. E’ uno spazio raccolto e di gradevole respiro, la chiesa in stile barocco è rialzata rispetto al piano della piazza, sembra posizionata su un piedistallo grazie alla gradinata che la precede, essa è dichiarata “Monumento messaggero di cultura e di pace” dall’Unesco. A lato della piazza si erge la torre civica dell’orologio anch’essa del ‘700.

Osservando le case si può notare che i tetti per lo più sono piatti, molti sono usati come terrazzi, infatti mentre camminiamo sopra ad una casa vedo il bucato steso ad asciugare che ondeggia al ritmo lento del vento. Lo spazio dei tetti in passato veniva sfruttato anche come essicatore naturale. Durante la stagione estiva ortaggi, frutti, cereali, venivano messi a seccare al sole per poi essere conservati e consumati nella stagione invernale, mi chiedo se tutt’oggi venga mantenuta ancora questa usanza in città.

Cammina e cammina ci ritroviamo in un’altra piazza a forma triangolare, Piazza Roma. E’ uno spazio di rappresentanza molto curato poiché ospita il palazzo municipale, al centro della piazza è stata creata un’isola verde e tutto intorno ci sono bei palazzi. Quel giorno di settembre c’era in programma un evento cittadino, uno spettacolo che comprendeva più scenari. Davanti a Palazzo Ducale, sede del Comune, alcuni ragazzi in costume provavano momenti di un’opera teatrale, sul lato opposto della piazza un gruppo di musicisti intonavano un brano tratto dal famoso musical “Les Miserables”. Il dialogo creato tra i due scenari è stato un momento piacevole della mattinata che abbiamo gustato con tutta calma.

Perché qui in Valle d’Itria è così, viene naturale rilassarsi, rallentare, sedersi e assaporare ciò che la giornata offre, anche solo per osservare la vita quotidiana che scorre.

Il motivo per cui abbiamo tenuto Martina Franca come ultima meta del nostro programma di visita, nell’ultimo giorno prima della partenza, è perché a Martina ci sono alcune specialità culinarie che assolutamente dobbiamo portare a casa tra i quali: il famoso capocollo, che qui si differenzia per la sua nota affumicata e alcuni formaggi locali. Da Cisternino invece i taralli freschi, buonissimi, appena sfornati, insieme all’immancabile pasta fresca confezionata in buste ad atmosfera protettiva (che conosciamo bene da precedenti viaggi in Puglia) avranno il biglietto assicurato per il viaggio di ritorno.

Quanto ci mancherai stupenda Valle.


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