Ostuni la luminosa.

Caro diario di viaggio oggi ti racconto Ostuni. E’ una meta della terra di Puglia alla quale non si può proprio rinunciare. Quando si arriva ai piedi delle candide alte mura che la circondano, quando ti immergi nell’intricata trama dei suoi vicoli, ecco, li puoi capire bene quanto la città sia gradevole da scoprire viuzza dopo viuzza e comprendi meglio il motivo del titolo che le spetta di diritto “la città bianca” perché è come un vestito tagliato su misura per lei, per me è stata fin da subito Ostuni la luminosa, perché è così che appare.

Il colore bianco della città di Ostuni, così come per altre città itriane, agli occhi dei visitatori di oggi, desta una sensazione di piacevolezza estetica ma bisogna ricordare che quel candore nasce da un’esigenza di prevenzione sanitaria. In epoche passate, non avendo altro metodo più efficace a disposizione, per prevenire l’insorgere di alcune malattie contagiose, la città emanò un proclama che obbligava la popolazione a dipingere con la calce l’esterno e l’interno di tutte le costruzioni, sistema di disinfezione adottato per proteggere l’intera comunità.

La vediamo adagiata su una collina mentre ci avviciniamo e dopo aver parcheggiato l’auto nella periferia della città nuova, ci incamminiamo per andare alla ricerca del borgo antico. Una volta arrivati ci troviamo di fronte a una scelta: da una parte una strada in salita arriva ad una delle porte di accesso del borgo, Porta Nova di origine aragonese, mentre a sinistra si apre un percorso panoramico che circonda la città: scegliamo la seconda opzione. La percorriamo fino alla fine fermandoci più volte per ammirare il panorama sottostante, poi inizia la salita alla scoperta del borgo, qualche gradino e siamo all’anello più esterno del centro. Incontriamo un signore che trasporta alcune scatole, chiediamo quale sia la via migliore per il centro. Il gentilissimo signore, con il suo ingombrante carico, ci accompagna per un tratto di strada e ci da un sacco di informazioni, poi ci invita nel suo negozio di pasta artigianale una volta che sarà terminata la nostra visita ma la città è grande, le viuzze si intrecciano, si moltiplicano e noi usciremo da tutt’altra parte.

Se vuoi goderti al meglio Ostuni ti consiglio di prenderti tutto il tempo necessario perché è abbastanza grande ed è ricca di cose da vedere così potrai assaporare con la dovuta calma ogni momento, calcola poi che ti “devi” perdere tra le sue vie, si perdersi, letteralmente, a noi è successo molte volte. La città è in salita e più si sale più le case si fanno fitte fitte e i vicoli si fanno sempre più stretti, un dedalo di stradine che ti porta per mano ad arrivare fino alla sua cima. Il momento mattutino della nostra visita non è ancora troppo affollato, è una giornata soleggiata e la temperatura è gradevole, continua la nostra esplorazione. Incontriamo qualche negozio che offrono i prodotti di artigianato locale e gli immancabili prodotti gastronomici: alcuni li incontri ancora prima di vederli perché gli aromi li precedono. Sono da sempre attratta dagli oggetti vintage, di modernariato, in via Cattedrale c’è un piccolissimo negozio dove, tra mille oggetti curiosi di vita quotidiana, trovo arnesi casalinghi che avevo dimenticato, ci sarei stata per ore ma Piero mi invita a proseguire. Ti consiglio di arrivare fino all’apice del borgo perché è lassù che farai la scoperta migliore.

Una volta conquistata la vetta la città ci stupisce ancora. Qui trova spazio la cattedrale di Santa Maria Assunta costruita e terminata nella seconda metà del ‘400. La fattezza della facciata rivela le 3 navate interne. Il portale è sovrastato da un grande e raffinato rosone. Il Duomo si affaccia su quella che non definirei propriamente una vera piazza ma piuttosto una strada di dimensioni più larghe che diventa un elegante salotto cittadino. L’ampiezza dello slargo permette ai bar di posizionare tavolini per i clienti di passaggio. Sulla via, tra due palazzi laterali del ‘700, si può notare un corridoio sospeso chiamato “la loggia”. La pavimentazione lastricata, l’architettura dei palazzi di tutto l’insieme visivo riporta ad atmosfere di un tempo passato dove lo scorrere del tempo rallenta. Facciamo una pausa obbligata per assorbire quel clima prima di iniziare la discesa.

Ci avviamo per ritornare e le stradine sono più affollate di turisti, dopo poco arriviamo in Piazza della Libertà, il centro di ritrovo cittadino, con i suoi bei negozi, i bar, i ristorantini. Un lato della piazza è occupato dal palazzo Comunale. Nel crocevia che si trova davanti alla piazza si erge una colonna dedicata al santo patrono: Sant’Oronzo. Il traffico è davvero aumentato, ancora uno sguardo, un’ultima foto e siamo pronti a lasciare la città, o almeno ci proviamo. Quante volte siamo passati davanti a questa piazza? Un paio di volte almeno. Non possiamo nemmeno contare su Google, si è perso anche lui. Dopo qualche tentativo andato a vuoto e dopo aver chiesto la direzione ad un passante, eccoci sulla strada del ritorno. Ostuni, non ti dimenticherò.

Prendi nota.
Poco distante dal Duomo si trova il Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale il quale custodisce reperti archeologici di grande valore. “La Donna di Ostuni” è un’importante scoperta fatta nel 1991 durante gli scavi di una grotta vicina. Gli scavi portano alla luce gli scheletri di una mamma (chiamata Delia dal suo scopritore) con il suo bambino in grembo che arrivano a noi dopo 25.000 anni.

Briciole di storia.
Il centro storico, che come una bellissima dichiarazione d’amore verso le proprie radici gli ostunesi chiamano Terra, occupa uno spazio a nord del territorio. Girando intorno alla panoramica strada-terrazza che circonda la città affacciata sulla vallata, il mare è ben visibile a pochi chilometri di distanza. Le mura così alte, possenti, indicano chiaramente la naturale progettazione di una città fortificata, l’esigenza porta inevitabilmente alla difesa del borgo esposto. Come si può notare la città offre il fianco al mare della vicina costa est e ai tentativi di assalti da parte nemica in epoche passate.

Ostuni esiste fin dalla preistoria, il territorio è stato occupato verso l’anno 1000 a.C. da popoli provenienti dall’attuale penisola balcanica, uno in particolare quello dei Massapi. Durante la seconda guerra punica Annibale distrugge la città e in seguito viene ricostruita. Ostuni dev’essere senza dubbio un luogo ambito, poiché con lo scorrere dei secoli si vede governare da molteplici popoli di differenti provenienze come: i Longobardi, i Saraceni, i Mori, gli Svevi, i Normanni, un intreccio di molteplici umanità che forgeranno il popolo degli Ostunesi futuri. Il suo fulgore viene raggiunto in epoca rinascimentale con l’annessione al Ducato di Bari. Nel 1799, dopo secoli di domini, Ostuni si proclama città libera.

Che si mangia?
Neanche a dirlo non può mancare la buona cucina che la tradizione pugliese custodisce e tramanda, formaggi come: la mozzarella, la caciotta al peperoncino, le scamorze. La focaccia con le cipolle o con i pomodorini (la mia preferita). Il purè di fave con la cicoria e ancora il famoso panzerotto. Immancabili poi i vini, l’olio, gli ortaggi e la frutta sempre freschi, e così gustosi. Ti suggerisco di provare tutto.


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